Tradimento e Perdono

A chi di noi non è successo di essere traditi dal proprio partner, da una amica, da un collega? È un punto della relazione che può segnare la chiusura, dolorosissima, per chi la subisce. O può diventare, dentro un percorso faticoso, un momento di crescita individuale e della relazione. Quando pratichiamo la prima strada proseguiamo la nostra vita dando un taglio netto. Quella ferita resta una cicatrice nell’anima difficilmente rimarginabile. Crediamo di aver chiuso con l’altra persona e, invece, proprio quel taglio netto lascia aperta la ferita, senza possibilità di cura. La nostra fiducia nelle relazioni si contrae. La prossima volta non ci apriremo più, fino a creare introno a noi una cortina. Un blocco nell’amore. Ci siamo illusi di andare avanti rimanendo noi stessi e siamo cambiati, in peggio. Non avremo più accesso al calore dell’abbandono fiducioso all’altro, che costituisce la base della costruzione di una buona relazione di coppia, amicale o professionale. La seconda strada è più difficile da percorrere. È più rara. Richiede un lavoro interiore enorme. Richiede tempo. Un tempo per l’ascolto del proprio dolore. Un tempo per la comprensione dell’altro. Un tempo per dare un senso, un posto dentro di noi, a tutto quello che è accaduto. Un tempo per continuare a guardarsi negli occhi senza paura. Un tempo per decidere se continuare a camminare insieme, riducendo pian piano le distanze. Il tradimento rompe il patto di fiducia, trasformando l’altro in un nemico. Come rifondare il patto? Da dove partire? Un uomo saggio mi disse una volta: “la pace si fa con la pace”. Ci vuole un’intenzione buona verso l’altro. La voglia di sospendere il giudizio e aprire un varco all’ascolto. Raccontare all’altro come si sta, cosa ha provocato in noi il “tradimento” e provare a connetterci con i suoi bisogni. È infatti un bisogno quello che ha spinto l’altro a tradire la nostra fiducia. Ha provato a colmare un suo bisogno, ma lo ha fatto “facendoci male” e, spesso, facendosi del male. Se non arriviamo a comprendere quali erano i bisogni e i sentimenti alla base del comportamento agito, non riusciremo a dare un senso a quanto accaduto. Il secondo passo ha a che fare con l’assunzione di responsabilità sul comportamento agito da parte di chi ha tradito. Il senso di colpa che esso genera non deve bloccare l’azione, ma attivare un senso di responsabilità, dunque, un cambiamento nell’agire, che accade solo quando si sono comprese le motivazioni e le conseguenze sull’altro dell’azione compiuta. Le scuse passano dal cuore e dalla testa, perché questo processo richiede un atto globale. Fare tutto questo da soli può risultare difficile, perché la rabbia e il giudizio, inquinano il percorso. Si attivano delle barriere. Il mediatore può essere una sponda, come lo è un confessore o un caro amico. La bellezza della vita è muoversi verso lidi inesplorati di noi. Gli altri possono aiutarci a compiere il viaggio. Buon viaggio anche a te.

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