Parliamo di famiglia: l’importanza del padre

Nella mia esperienza professionale e personale ho conosciuto molti padri e ho cambiato completamente il mio punto di vista su questa relazione. Ho sempre sentito la centralità del ruolo materno, il suo essere un pilastro, e ho guardato di straforo al ruolo paterno, qualche volta con sospetto. Poi ho iniziato ad incontrare uomini che stavano vivendo l’esperienza della separazione e li ho sentiti parlare dei loro figli. Una voce nuova, competente e amorevole, capace di esprimere emozioni quali tristezza per il timore di perdere l’amore del proprio figlio, la paura di non vederlo crescere, l’ansia del fare i compiti insieme con tutta la didattica cambiata, la noia e il delirio delle feste, la tenerezza nel metterlo a letto e il sospetto che ti addormenterai prima di lui! La rabbia di non riuscire a far rispettare le regole. E soprattutto, la gioia in tutte le sfumature: quella semplice di partecipare ad eventi della quotidianità come l’incontro con gli insegnanti, l’accompagnamento e il sostegno nelle attività sportive; quella calda di un sorriso vero o abbraccio improvviso, quella spiazzante di una battuta ironica che non ti aspettavi, quella profonda di chi ti conosce e ti ama così come sei. E ho scoperta una nuova forma di lotta che non conoscevo. Una lotta non violenta, che intreccia l’attenzione e la premura per i propri figli, il rispetto verso l’altro genitore, con la fermezza di voler essere un punto di riferimento solido e amorevole. È come se nell’esperienza della paternità e in una fase difficile di essa, l’evento separativo, l’uomo contattasse e rinnovasse la sua capacità di cura ed esprimesse un modo di lottare senza aggredire. Non che non si passi attraverso l’espressione della rabbia mediante comportamenti aggressivi, soprattutto verbali. Questo lo vedo accadere. Ma dentro la stanza di mediazione e attraverso l’attaccamento potente ai propri figli, l’uomo fa un percorso di trasformazione della propria rabbia, imparando ad usarla come energia per lottare al fine di crescere i propri figli. Questo disinnesca, nel tempo, il comportamento aggressivo verso la donna, nella valorizzazione del ruolo e del legame affettivo che il figlio ha con essa. È un percorso di consapevolezza che richiede tempo, costanza, tenacia. Ma anche per i padri non separati questo vale. Spesso il padre tende a sentirsi messo da parte, addirittura sminuito, con la paura di non essere abbastanza “bravo”, o abbastanza importante per il proprio figlio. Questo è tendenzialmente dato dal rapporto forte che il bambino crea con la sua mamma. La risposta migliore che un padre può dare è quella di fare del proprio meglio per essere un papà coi fiocchi, semplicemente essendo se stesso e dando tutto se stesso per il proprio bambino. Insomma, questi papà, sono molto più bravi di quello che sembrano! Sanno cullare con braccia possenti. Sanno giocare, anche se alla mamma sembreranno sempre giochi troppo spericolati. Sanno accompagnare il proprio figlio, non solo a scuola o a calcio o a danza, ma in tutte le sue esperienze di vita. Sanno amare, anche se spesso non sanno lasciarlo trasparire. Quando nasce un bambino, insieme ad esso, nascono anche due nuove figure: quella della mamma e quella del papà. Non servono istruzioni per l’uso, capiranno da soli come fare, perché per entrambi ora c’è un nuovo sole al centro dell’universo: il proprio figlio. Dad's really good at explaining stuff

 

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