Separazione e dintorni: quando un rapporto finisce

140128-crocker-ok-tease_kjh6pkLa separazione è un evento della vita molto complesso da affrontare, spesso carico di sofferenza ed emozioni forti come la rabbia, la paura, il senso di colpa o di abbandono. Da un punto d vista emotivo è ugualmente importante sia che ci sia stato un matrimonio, una convivenza, un fidanzamento, o qualunque forma abbia preso la relazione, perché quello che fa male è sciogliere il legame. E fa male non solo per chi è “lasciato”, ma anche per chi “lascia”. Ed è faticoso a 20 anni e a 50. È vero che può avere implicazioni diverse e molto specifiche a seconda di chi lo vive, ma non è semplice per nessuno, per cui è importante riconoscere e dare dignità a questo evento a chiunque di noi accada.

Proviamo ad aprire qualche “finestra” per guardare meglio questo evento e scorgere qualche elemento di riflessione. (nel nostro blog non ci sono ricette ma una la voglia di condividere e confrontarsi intorno ad esperienze professionali e personali).

È chiaro a tutti che se io sono la persona che è stata “lasciata” il carico della sofferenza ha un impatto notevole e, soprattutto, devo “subire una scelta che non è mia!”. Ed è chiaro che accettare l’idea che ci sia una mia co-responsabilità nella dinamica relazionale e, dunque, nella fine del rapporto, è difficile da accettare. Questo è il primo punto di riflessione. Le relazioni si costruiscono e si disfano in due. Lo so, lo so, che fa male, che sembra inaccettabile se sono la persona “lasciata”, ma se le cose non hanno funzionato eravamo in due! Io ho la mia parte di responsabilità. Questo, in realtà, è un elemento, che se assunto, mi permette di capire cosa è accaduto e di trovare la forza per andare avanti. Cogliere che alcuni comportamenti ce non hanno funzionato erano i miei, mi permette di prenderli e guardali con amore e mi offre la possibilità di cambiarli, per evitare di cadere nelle stesse dinamiche alla prossima occasione. La relazione finisce, io no! Io continuo ad esistere e posso aprire una luce su questa esperienza per comprendere cosa agisco e come posso cambiarlo. Nessun altro può farlo al posto mio ed io posso amare ancora, un’altra persona e, soprattutto, me! Non per essere narcisistici e autoreferenziali, ma per mettersi in gioco nella coppia, in un incontro futuro, se lo vorrò. In questa prospettiva la sofferenza trova un senso e una direzione che è difficile darsi nella separazione, dove tutto crolla, dove io barcollo. Questa analisi vale anche per chi “lascia”, per comprendere che si era in due, ed uno dei due sono io!!! E posso anche mollare adesso, ma devo farlo passando anch’io attraverso una strettoia, che non è il giudizio o il senso di colpa, ma la comprensione. Cosa è accaduto fra me e l’altro? Quali comportamenti ho agito che hanno bloccato la crescita della relazione? Quali bisogni avevo a cui non ho dato voce?

Ragionare sulla “fine” vuol dire anche pensare “all’inizio” e al “durante”. Cosa cerco nella relazione? A quali bisogni risponde? Quando incontriamo una persona e iniziamo a costruire la relazione, possiamo essere tentati dall’illusione di “appoggiare” la nostra vita all’altro. Questa illusione, all’inizio, si nutre anche del fatto che l’altro ci sostiene in questa credenza con messaggi del tipo: “non preoccuparti amore, ci sono qua io.” Come se volesse o potesse risolverci i problemi della nostra vita. Errore madornale! L’altro può comprendere, condividere, sostenerci, anche aiutarci per quello che può, ma la responsabilità della nostra vita, della nostra felicità è nostra! L’altro ha il suo “zainetto”, quando è stanco possiamo fermarci e aiutarlo ad alleggerire il peso, ma lo zaino è suo. L’aiuto, il prendersi cura reciproco, che nella coppia è fondamentale, non può diventare una “scusa”, per appoggiare sull’altro la mia infelicità. Alla fine di una relazione torno all’inizio. Questo fa paura, è vero. È angosciante. Perché è faticoso prendersi la responsabilità della propria vita e della propria felicità. L’altro ha fatto un cammino con noi. Piccolo o grande. E ci ha fatto scoprire delle cose di noi: “belle” e “meno belle”. A noi il compito di renderci luminosi, passando il guado. Dall’altro lato del fiume ci sono ancora io…e, forse, qualcuno che ha voglia di andare avanti insieme a me.

 

 

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