Eros e… Thanatos

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Le relazioni sono una delle maggiori componenti della nostra esistenza. Tessiamo rapporti che talvolta ci sembrano indistruttibili e talvolta invece molto fragili. Certi rapporti sono del tutto altalenanti, e spesso li perdiamo, si dissolvono. Ci sono altri legami invece, che per quanto possano attraversare alti e bassi, caratterizzano la nostra vita lasciando un segno indelebile, cambiandoci dentro, non ci abbandonano mai, restano sempre dentro di noi. Sono proprio queste le relazioni che possono arrivare a distruggerci quando si arriva al conflitto. Non vogliamo rinunciare all’altro, perché lo amiamo, “perché il tempo che ho passato con te ha cambiato per sempre ogni parte di me”, perché “siamo due legati dentro, da un amore che ci da la profonda convinzione che nessuno ci dividerà, e per mille altri motivi, però non vogliamo rinunciare neanche a noi stessi.

Alle volte questo fa scattare una lotta di potere. Ci urliamo contro senza mai capirci davvero, parliamo per partito preso, perdendo la ragione. A questo punto il confronto diventa inutile, è uno scontro, un’onda che batte su uno scoglio e torna indietro, inesorabile., inevitabile. E quindi che cosa abbiamo tra le mani? Un duplice sentimento per una persona che allo stesso tempo amiamo così tanto da non potervi rinunciare e che però ci sta facendo male, così male che provoca in noi un sentimento di rabbia enorme. Urliamo, sbraitiamo, ci neghiamo, ma non vogliamo altro che ricongiungerci all’altro. Eppure non riusciamo a farlo. È  una lotta inutile. Non ci sono vinti, né vincitori. Ho ragione io, hai ragione tu? E se avessimo ragione tutti e due? Infondo, l’unica cosa che cerchiamo è sentirci riconosciuti i nostri bisogni. Qual è una possibile via d’uscita?

Deporre l’ascia di guerra. Rompere l’escalation del conflitto, anche quando assume i toni di un’ostilità silenziosa. Prendersi del tempo, fare spazio dentro di noi perché possano affiorare le emozioni e i bisogni. Sentire quello che accade nel nostro corpo. Iniziare ad ascoltarci. Entrare in contatto con la parte vera di noi, quella che parla dei bisogni inespressi, frustrati. Prenderli per mano, prendere per mano il nostro bisogno di amore, di essere ascoltati, di essere visti. Il nostro bisogno e diritto alla felicità. Un bisogno a cui dobbiamo rispondere noi stessi in prima persona! Facendo piccoli passi o salti dentro un buio che promette la luce, che promette il giorno in cui ci sentiremo semplicemente liberi di essere noi stessi! Solo dopo questo sguardo sincero rivolto a noi, possiamo pensare di incontrare l’altro, per parlargli di noi. E, finalmente, ascoltare la sua voce, la voce di dentro, non quella che urla la rabbia o il silenzio, ma la voce del cuore, dell’anima, del corpo. E per accedere a questo ascolto di noi stessi e dell’altro, dobbiamo preparaci.

La mediazione è un luogo in cui impariamo a fare questo. Ad entrare dentro di noi in maniera semplice e profonda. In cui impariamo a comunicare all’altro quello che sentiamo davvero e impariamo ad ascoltarlo tutto, senza pregiudizi, con la fatica dell’Amore. In fondo, se il sentimento c’è e il legame è forte, come dicevano i latini, amor omnia vincit.  E se, invece, non funziona, allora ci tocca fare la pace con noi, permettere all’Amore di scorrerci dentro, di radicarsi nel corpo, finchè il respiro non diventa lieve, profondo, rilassato. Finché lo sguardo non diventa limpido e vivo. Insomma, fino alla fine del cammino!

 

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